Libro bianco sui pneumatici ricostruiti

AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) - associazione che dal 1963 promuove il pneumatico ricostruito quale prodotto sicuro a forte valenza ecologica ed economica - ha presentato la terza edizione del “Libro bianco sui pneumatici ricostruiti”. «E’ un libro di denuncia» dice Stefano Carloni, presidente di AIRP «con il quale richiamiamo l’attenzione delle istituzioni sul fatto che questo settore è in crisi». Ancora una volta, a sedici anni dal primo volume, il settore ha bisogno di chiedere attenzione, strategia, e soluzioni. Le misure che seguirono al primo libro bianco sui pneumatici ricostruiti, presentato nel 2000, e quelle successive al secondo, nel 2005, hanno dato un contributo al settore senza però riuscire a valorizzare i numerosi vantaggi che esso offre a livello ambientale ed economico, né a metterlo al riparo dalla crisi che tuttora sta attraversando e che lo minaccia seriamente.

Parliamo di un settore economico particolarmente ”labour intensive” che vede una forte centralità della manodopera e che negli ultimi nove anni ha perso, nel segmento che concentra la grande maggioranza della produzione, cioè l’autocarro, oltre il 43% del proprio mercato. A tal proposito, appare utile ricordare un dato scontato per gli addetti ai lavori, ma non certo per molte altre categorie: nel parlare di ricostruzione di pneumatici e delle misure a sostegno del settore si intende per così dire di default la ricostruzione di pneumatici per autocarro e per il trasporto commerciale leggero, pertanto nel presente volume ci si riferisce parlando di “ricostruito” a questi specifici segmenti, che occupano la quasi totalità del mercato, con piccoli spazi residuali per i pneumatici per vettura (fuoristrada e SUV, in particolare), e per il settore cave e cantieri (che però è sempre meno determinante, vista la forte crisi che sta attraversando).

La contrazione del mercato dei pneumatici ricostruiti si può dunque ricondurre ad una concomitanza di diversi fattori, a partire da una sofferenza di ormai diversi anni proprio nell’attività degli stessi operatori dell’autotrasporto; non è secondaria però come causa anche la concorrenza esterna da parte dei pneumatici nuovi a basso costo: prodotti di qualità bassa, usa-e-getta in quanto non ricostruibili, immessi in misura massiccia sui mercati facendo leva appunto sul basso costo.

Il basso costo è un elemento che può essere decisivo per i tanti operatori dell’autotrasporto che al momento di sostituire i pneumatici si trovano costretti a scegliere il risparmio immediato. Sarebbe invece importante aiutare i ricostruttori a sensibilizzare sul fatto che il pneumatico a basso costo rappresenta un falso risparmio. Guardando infatti al costo chilometrico che il prodotto ricostruito rappresenta, vediamo che esso offre rispetto al pneumatico nuovo di qualità un risparmio del 35%, che può ovviamente aumentare con le successive ricostruzioni dello stesso prodotto. Sarebbe quindi auspicabile poter incentivare anche una maturazione nella gestione dei pneumatici da parte delle flotte commerciali, per le quali le gomme rappresentano la terza voce di spesa dopo carburante e risorse umane. La diffusione di “best practice” per la pianificazione dei treni di pneumatici per ottimizzare l’uso dei pneumatici nuovi e le successive ricostruzioni sarebbe quindi un importante contributo alla sostenibilità economica delle flotte ed al mercato della ricostruzione.

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